I "CAPASONI"

Simposio. Si c’è voluto solo un attimo per pensare al “syn-pinein”; al bere insieme dei greci che chiamiamo simposio. Un momento che per i greci era al tempo stesso di spensierato abbandono e rispetto di precise regole prestabilite. Il racconto del più famoso simposio è quello che ci fa Platone. Tra i partecipanti a quel simposio c’erano anche Socrate, Fedro, Aristofane; riusciamo ad immaginare il livello di magico pensiero che si raggiunse degustando dell’ottimo vino? Ho pensato a questo ed a tanto altro quando ho visitato la Vinicola Cicella dei F.lli Cosimo e Michele Schifone. Quando il titolare della cantina guidandomi nella visita ad un certo punto mi ha indicato i suoi “capasoni”, colmi fino all’orlo di vino e chiusi ermeticamente al fine di evitarne l’ossidazione, non potuto che pensare ad Omero, a Polifemo ma soprattutto ai simposi greci che tanto hanno contribuito allo sviluppo del pensiero filosofico e della nostra civiltà; soprattutto al vino artefice di tutto ciò. I capasoni sono grandi anfore di argilla nelle quali, per atavica tradizione, si fa maturare il vino. Conferiscono al vino una inspiegabile longevità oltre a favorire evoluzione e sviluppo di sensazioni olfattive complesse. Ben sappiamo infatti che i terreni calcareo argillosi sono quelli in cui le produzioni di uva da vino a bacca nera possono raggiungere grandi qualità; penso che l’argilla dei capasoni non possa non influire positivamente sull’evoluzione del vino. Ho provato il “Prioris” 2013. E’ il vino dgli dei, del Simposio, vino che favorisce lunghe meditazioni e sublima il magico pensiero. Si presenta alla vista limpido, di un intenso rosso rubino di grande consistenza; al naso intenso e complesso con di note di frutta rossa matura, mora e prugna, liquirizia e cioccolato. Di grande equilibrio e persistente. Da associare a taglieri di formaggi erborinati e stagionati ma soprattutto alla voglia di meditare. 

 

Zio Gabriele

Zio Gabriele era contadino e a sua insaputa anche un grande vignaiolo."Allevava" il suo vigneto con  il rispetto e la cura che solo il contadino può conoscere. Cru, terroir erano termini ignoti cosi come gli era ignota la Divina Commedia. Non sapeva zio Gabriele che Dante dopo aver spiegato al lettore la natura dell'anima e non sapendo più che parole adoperare ricorre ad una allegoria: "E perché meno ammiri la parola, guarda il calor del sole che si fa vino,giunto a l’omor che de la vite cola" Il primitivo di zio Gabriele era autentica espressione di verità. La verità delle fatica, del sudore e di tanta, tanta maestria. Il suo vino emozionava perché era vero, complesso; liberava il genio dello spirito e dell'intelletto; generatore di balsami penetranti.Facilitava l'unione delle menti e dello spirito.Questi ricordi cosi improvvisi ed inattesi sono riemersi oggi bevendo il primitivo della antica masseria Jorche riserva 2014...il vino di zio Gabriele...non posso descriverlo che così e siccome sono pure un sommelier aggiungo che da 90/100 in su si parla di eccellenza. Il primitivo di Jorche è eccellenza.Armonia e complessità. È la terra ed il sole convertiti in vino, meravigliosa sintesi di bellezza e semplicità contadina.

LA DEGUSTAZIONE AL TEMPO DEI GRECI

Bere il vino, rassegnamoci, non è facile. 

Certo si può scegliere l'ebbrezza scellerata degli astemi; chi come i "centauri" (Odissea) non conosce il vino, non sa neanche come berlo. Non lo centellina, non lo gusta ma lo tracanna a gola aperta e senza misura con conseguenze catastrofiche simili a quelle che anche Polifemo dovette sperimentare sulla propria pelle quando Ulisse giunse nel suo antro. (cfr. Laura Pepe - Gli eroi bevono il vino). Omero traccia una linea netta di discrimine tra il mondo civile in cui il vino è presente come piacere e misura e la non civiltà ove l'assenza di vino si tramuta in ebbrezza folle e bruta.  

E quindi il bere è un arte da realizzare seguendo il principio della "frugalitas" romana. Saper bere, apprezzare e degustare il vino è segno di civiltà; di quella civiltà degli antichi greci e dei primi romani di cui noi saremmo figli onorati e degni e che ci distingue dai barbari.

 

BORDEAUX

STORIA DI UNO STRAORDINARIO INCONTRO DEGUSTATIVO

"Difficile. Molto difficile far capire a questi ragazzi ritornati idealisti essere il ritorno reale, geografico, alla terra l'unica possibile via sovversiva. Lo stato, anche e più ancora quello globale, in cui progettano di farci vivere, è il male. E non lo vuoi sovvertire? Rovescialo ed avrai il bene. La grande arma delle mutlinazionali è stata quella di impossessarsi della terra attraverso i sistemi della sua coltivazione. Hanno fatto diventare tutto loro commodities: il grano, la soia, le banane, il cotone, il cacao, le uve. Parola d'ordine produrre di più. Come convincere i mie giovani a non usare violenza? Nella violenza ci battono e strabattono.

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Invidio il contadino quando rivolta la zolla quel gesto gli fa conoscere tutto, la sua durezza, la sua densità, ne sente gli odori, umidi quando la rivolta, la tocca con le mani, la giudica e la conosce. la rispetta. Come una donna che devi toccare davvero per poterla rispettare.

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Chi cammina la terra sa che l'importante non è arrivare ma procedere passo dopo passo. Talvolta occorre fermarsi per riposare o per pensare e per gioire o per piangere, e alla fine ricominciare a camminare.

 

Luigi Veronelli"

 

Ma cosa c'entra questo con la degustazione? 

Intanto occorre dire che raccontare Veronelli per me è impossibile se non riportando i suoi scritti, leggere i suoi libri è la strada.

Ha raccontato, spiegato, divulgato e scrittto l'enologia italiana tracciandone la strada del suo sviluppo.

Ho avuto la fortuna di conoscere un vignaiolo.

Di bere il suo vino.

Primitivo in purezza.

Sava e Torricella, Manduria.

Sole, caldo, mare, terra, vento.

Libera essenza e pura espressione del lavoro della terra e di tanta maestria.

Straordinaria prova di verità ed autenticità, di franchezza.

Vino che ti disarma e comunica quello che deve essere.

 

Scopro che il vignaiolo è stato collaboratore di Veronelli;

ha un cruccio "Luigi non ha mai potuto assaggiare il mio vino...è morto prima";

 

L'emozione della serata è stata grande ed il vino parlava la lingua nobile di Veronelli.

 

Grazie.

La degustazione

In questa pagina vorrò parlarvi, come si intuisce facilmente dal titolo, di degustazione. Vorrò cioè presentare e descrivere i vini che mi hanno “impressionato” e colpito per qualche buona e bella ragione. Ho pensato a lungo sul taglio da dare alle mie presentazioni; e cioè se tecnico e quindi fatto di descrizioni visive, olfattive e gusto olfattive richiamando concetti di equilibrio, struttura ed armonia o se invece limitarmi a parlare di vino e delle sensazioni emotive indotte per finire col dire se piace o non piace e perché. Ho cercato la risposta in coloro che dell’argomento si sono occupati certamente meglio e prima di me. Penso a Mario Soldati con il suo meraviglioso libro “Vino al vino – alla ricerca dei vini genuini”; splendido racconto del suo viaggio compiuto in lungo ed in largo per l’Italia alla scoperta dei vini regionali; o al Maestro Veronelli…che tra l’altro scriveva “Il vino è un valore reale perché ci dona l’irreale”. Non sono riuscito a darmi una risposta univoca e pertanto mi lascerò guidare dal puro istinto. Per il momento vi parlo di un vino che mi ha profondamente impressionato; tanto che mi ritrovo a ripensarlo e ricordarlo; mi ha cosi emozionato che lo ricordo in ogni sua caratteristica e lo immagino abbinato ai cibi più vari provando ogni volta a valutarne l’effetto. Parlo di uno splendido primitivo di Torricella (TA), Riserva 2013, realizzato dalla “Antica Masseria Jorche”. Potrei raccontarlo come un vino strutturato, di grande equilibrio ed armonico; in verità vi dico è un vino vero. Emoziona. Riporta alla vita contadina, fatta di parole certe, di campagna lavorata, di vita scandita dal ciclo delle stagioni. Un vino che facilita la condivisione e nobilita l’animo.

La degustazione di Ettore

Partiamo dalla fine, come piace fare a me. Ettore mi ha reso felice; ed io ho fatto felice lui. Gli ho regalato una bottiglia del mio vino, primitivo 2016. Gli ho chiesto di degustarla e di farmi sapere. Per degustare un vino occorre la voglia di farlo, un animo incline, passione, esperienza e nessun pregiudizio. Ettore mi ha chiamato era emozionato...mi sembrava di vederlo con gli occhi lucidi per l'alcol o per l'emozione , non so. Con voce sincera mi ha detto il tuo vino è strepitoso, mi è sembrato di tornare bambino, è come mangiare una mozzarella fatta da vero latte. Gli mancavano altre parole ne avrebbe dette tante e belle. Io sono stato felice sia perché i complimenti fanno sempre indubbiamente piacere ma soprattutto perché ho sempre pensato che un buon vino debba emozionare. Ettore si è emozionato. 

La degustazione con gli amici

Finalmente la prima degustazione! Leggete il menu e la tipologia di vino associata ad ogni "fase/portata". Per ora riflettete poi parleremo dei vini e degli esiti.

Parliamo del primo abbinamento: notiamo cibi con spiccata tendenza dolce  molto ben integrata e stemperata da sansazioni amarognole, acidule oltre che da un'accennata grassezza ottenta dai formaggi; è stato abbinato uno spumante metodo classico, sboccatura 2016, 36 mesi sui lieviti in rifermentazione in bottiglia,  meravigliosamente rosè nel senso di un colore giallo oro antico o forse meglio buccia di cipolla, spumantizzato da una cuvè (udite udite) ottenuta da vinificazione di aglianico!!!

Abbinamento armonico, a mio avviso.

Vi assicuro che questo spumante è stata una vera sorpresa; struttura e forza con la magia di bollicine acidità e accennata sapidità, meraviglioso. 

Voglio adesso parlare del quarto vino e cioè del secondo rosso. Abbinato ai formaggi. Parmigiano 36 mesi, Pecorino toscano stagionato "Riserva", Pecorino toscano a latte crudo, Toma di capra, Gorgonzola dolce. L'incontro tra vino e formaggio non è mai banale. Grassezza, succulenza, tendenza dolce ed acida, aromaticità e persistenza sono tutte sensazioni che nei formaggi raggiungono elevati livelli di percettibilità e richiedono un vino all'altezza. Il vino c'è stato. Profondo, evoluto, intenso, complesso, armonico ed importante. Primitivo in purezza. Vendemmiato nel 2016 dopo una prima parziale fermentazione,  è stato trasferito in botti di rovere per ulteriori 12 mesi; botti da 50 lt all'interno delle quali ha completato la fermentazione ripartendo da 11 gradi babo e sviluppando un intreccio di sensazioni gusto olfattive complesse e belle che non posso descrivere. Abbinamento armonico, emozionante e per certi versi inatteso. Il vino si chiama NO LABEL 2016, non è in commercio.

Questa vuole essere una pagina dedicata alle degustazioni. Si parlerà di vini e di abbinamenti cibo-vino.